Il sito di coaching che funziona: da dove iniziare?

Mar 6, 2019 | 0 commenti

Quando inizi a lavorare come coach sei energia pura e non vedi l’ora di metterla a disposizione delle persone che ne hanno bisogno.

E’ normale. Non faresti questo lavoro, altrimenti.

E’ normale anche però volere dei clienti che pagano. Sei un professionista ed è giusto che guadagni da quello che fai. D’altro canto le scuole di coaching non sono gratis, così come tutti i vari corsi di aggiornamento che hai fatto.

Ecco che devi fare i conti con il marketing e ovviamente con il sito.

Ma da dove devi iniziare per avere un sito web per la tua attività di coach?

Molti tuoi colleghi si rivolgono al cugino nerd, appassionato di programmazione, che lavora nel sottoscala la sera. Risultato? Tranne poche rare eccezioni: una ciofeca e una gran perdita di tempo.

Altri si rivolgono a un professionista o a una agenzia. Il risultato è sicuramente superiore, da un punto di vista estetico e tecnico, ma non sempre il sito  genera i contatti sperati e diventa un costo che hai sostenuto e che devi in qualche modo coprire.

Ma perché accade questo?

Il sito è uno strumento fondamentale e il perno centrale della tua attività. Anche se in questo momento ci sono i social, ricorda che su Facebook o su Instagram, tu sei solo un ospite. Se domani decidono di chiudere, tutto quello che hai fatto viene perso. Ecco perché è fondamentale avere un posto tuo, dove sei tu a dettare le regole.

Quando pensi ad un sito, a meno che il tuo obiettivo non sia prettamente divulgativo, devi avere in mente tutta una serie di elementi che siano funzionali a farti ottenere dei nuovi clienti o stimolare i vecchi a tornare da te.

Sembra una cosa banale e scontata, ma guardando il panorama dei siti per coach (soprattutto in Italia) sembra che questa cosa passi in secondo piano. Molti siti si copiano a vicenda e sono fatti, con qualche differenza, in questo modo:

  • una home page con una foto e la scritta “benvenuti” a caratteri cubitali;
  • la pagina “chi sono” con un curriculum fitto fitto di corsi, diplomi e diplomini e che fanno vedere quanto sei figo;
  • una pagina “servizi” dove si capisce che sei in grado di fare praticamente di tutto, ma non si capisce bene cosa nello specifico, e dove soprattutto si spiega cos’è il coaching partendo da cosa non è il coaching;
  • un “blog” il cui ultimo articolo risale al 2009 e recita più o meno così: benvenuti nel mio sito, qui pubblicherò tutte le settimane aggiornamenti ghiotti, torna a trovarmi;
  • una pagina “contatti” con un form, un numero di telefono e, se va bene, una google maps che ci dice dove sei;
  • completa il tutto un piede del sito dove troneggia la tua fan page di Facebook, e si vedono gli ultimi post pubblicati che sono quelle belle frasette motivazionali trite e ritrite che ormai condividono solo i pensionati che per la prima volta si affacciano ai social.

Insomma… Se queste sono le premesse, non mi stupisce che il sito non attiri i clienti. Perché mai un cliente dovrebbe contattarti? Che motivi avrebbe di farlo se non venire a vedere i tuoi diplomi appesi al muro? Scusa se ci sono andato giù duro, ma questa è la verità e da questa situazione si può uscire.

Un buon inizio per fare il sito è porsi delle domande per definire una serie di obiettivi e mettere i risultati di queste riflessioni in un file, in modo che quando inizierai a lavorare al sito avrai una traccia da seguire (o da far seguire a chi ti darà una mano nello sviluppo).

In alternativa puoi prenotare la tua sessione strategica e sciogliere tutti i dubbi!